Metodo scientifico

Nel più antico papiro ritrovato, quello di Ebers, del 3.000 a.C. circa, sono descritte numerose piante e nel 600 a.C. per la prima volta, vennero classificate in modo organico, ma nel 1991, il ritrovamento dell'”uomo di Similaun”, vissuto circa 5300 anni fa, ci dice che già allora l’uomo utilizzava alcune piante che noi oggi definiamo medicinali. Nella sua saccoccia sono state trovate tracce di un fungo (Fomitopsis betulina) dalle proprietà antibiotiche e antinfiammatorie e nell’intestino tracce di felce (qualche legame con la parassitosi di cui era affetto?), quindi possiamo dire che le piante già da millenni non avevano solo scopo alimentare. Ma quale era il pensiero guida del loro utilizzo medicamentoso? Il trattato di Crollius del 1624 ci svela che in quegli anni erano l’elemento magico e di similitudine che guidavano l’utilizzo (la mandragora simile alla testa di un bambino, usata per la preparazione di pozioni magiche, il tubero di orchidea per le orchiti), per poi passare ad una miscela di piante per curare tutte o quasi le malattie (teriaca).

Gli inizi del 1600 furono anche gli anni di Galileo Galilei che per primo iniziò a capire che nelle scienze bisognava valutare non (più) per immaginazione, ma per sensata esperienza e necessaria dimostrazione (Galileo, Lettera a Gallanzone Gallanzoni, 1611).
Sensata esperienza
ovvero l’esperimento distinto dalla comune osservazione della natura, che deve infatti seguire a un’attenta formulazione teorica, ovvero a ipotesi (metodo ipotetico-sperimentale) che siano in grado di guidare l’esperienza in modo che essa non fornisca risultati arbitrari.
Necessaria dimostrazione
ovvero una analisi matematica e rigorosa dei risultati dell’esperienza, che sia in grado di trarre da questa risultati universali e ogni conseguenza in modo necessario e non opinabile espressi dalla legge scientifica. La dimostrazione va ulteriormente verificata, con ulteriori esperienze, ovvero il cosiddetto cimento che è l’esperimento concreto con cui va sempre verificato l’esito di ogni formulazione teorica (Barry Gower, Scientific Method). L’Accademia del Cimento è stata la prima associazione scientifica a utilizzare il metodo sperimentale galileano in Europa. Fu fondata a Firenze nel 1657 da alcuni allievi di Galileo, Evangelista Torricelli e Vincenzo Viviani.
In poche parole: osservare e misurare.
Prende così avvio la scienza come la conosciamo. L’esperienza da sola non basta perché, almeno per quanto riguarda la medicina, troppe sono le variabili in gioco nel nostro organismo, che ancora oggi non ben conosciute, come le variabili genetiche, quelle ambientali con le loro interconnessioni, così che la nostra esperienza ci può indurre a ripetere gli stessi errori, ma con maggiore sicurezza. Dobbiamo stare attenti, per esempio, a distinguere tra una semplice associazione e un rapporto di causa-effetto ed anche attività-effetto partendo da singoli casi particolari, anche se ripetuti nel tempo (metodo induttivo di Aristotelica memoria.) Come ebbe a dire Bertrand Russell: “il tacchino americano, che il contadino nutre con regolarità ogni giorno, prevede che anche l’indomani mangerà … ma “domani” è il giorno del Ringraziamento e a mangiare sarà solo il contadino.”. Oppure l’errore da risultato parziale cioè ottenuto un risultato (parziale), se questo soddisfa la nostra aspettativa, si è tentati di considerarlo definitivo, così come siamo tentati di rifiutare le prove che non soddisfano le nostre aspettative, cioè l’errore derivato dalle aspettative o anche la manipolazione di una obiezione etica: Petr Skrabanek James McCormick nel libro “Follie e inganni della medicina” pag. 56, riportano un esempio di come l’aspettativa possa influenzare nella valutazione del risultato atteso: “Si dice che C. abbia rivelato, ma può darsi che si tratti di una storia apocrifa, come, alcuni mesi dopo l’inizio del trial, il gruppo di monitoraggio fosse stato convocato per essere messo al corrente di alcuni dati inquietanti: c’erano stati otto morti fra i pazienti curati a casa e solo quattro fra quelli ricoverati in ospedale. I timori di quelli che non ritenevano abbastanza sicura la terapia a casa si erano avverati: era chiaro che sarebbe stato amorale continuare il trial. Ma poco dopo il coordinatore del trial dovette riconoscere con imbarazzo che c’era stato un equivoco: nel protocollo la H maiuscola stava per hospital (ospedale) e non per home (casa). Dunque erano morti otto dei pazienti ospedalizzati e solo quattro di quelli curati a casa. Dopo alcuni momenti di silenzio imbarazzato fu deciso che quelle cifre erano troppo piccole per essere ritenute significative a livello statistico e che il trial doveva continuare. Questo è un esempio dell’uso amorale di un’obiezione etica . . .”
C’è poi l’errore da fonte autorevole: molto spesso riteniamo vere “a priori” certe affermazioni solo perché la fonte d’informazione è autorevole (e soddisfa le nostre attese);
Errore da “spiegazione semplice” cioè, a fronte di un problema complesso, si accetta un’idea nuova perché offre una soluzione semplice. Ma, come ha fatto notare Mencken, «per ogni problema complesso c’è una soluzione che è semplice, diretta e sbagliata»). Evitare anche l’errore “lo dicono tutti”: quando una cosa, vera o meno, viene ripetutamente molte volte, la si scambia per una “verità” anche se non vera.

Serve una regola comune che ci preservi il più possibile dagli errori e questa regola è il “Metodo Scientifico”. Generalmente, per avvalorare l’uso di in farmaco o l’utilizzo di un estratto, all’inizio si parte da una intuizione, da osservazioni casuali, supposizioni, opinioni di esperti e si passa a studi in laboratorio. Ma la verifica è d’obbligo e allora servono studi che sono di carattere osservazioni e sperimentali.

Per sommi capi possiamo delineare come sono strutturati i lavori di valutazione scientifica.
1 Studi osservazionali
Lo studio osservazionale, come dice la parola stessa, è uno studio in cui si osserva un gruppo abbastanza ampio di persone e per un determinato periodo di tempo per rilevare l’influenza degli stili di vita sullo stato di salute. Questi studi vengono utilizzati anche per la valutazione dei fattori che determinano l’esito di una malattia. Si tiene conto dei tassi di incidenza, tassi di mortalità, rischio relativo ecc.
Gli studi osservazionali si dividono in
•     –      Studi di COORTE
•     –      Studi CASO – CONTROLLO
•     –      TRASVERSALI
 
•   Studio di COORTE, chiamati anche studi di “incidenza” o “follow-up”. Si studiano le persone esposte (o meno) ad un fattore di rischio (es. fumo di sigaretta) e si valuta nel tempo l’esito dell’esposizione, cioè la comparsa o meno della malattia. Partendo dalla possibile causa si cerca di stabilire se si avrà nel tempo l’insorgenza di una patologia correlata
•   Studio CASO-CONTROLLO. Un certo numero di persone (i casi), affetti da una specifica patologia, vengono confrontati con un altro gruppo di persone non affetti dalla malattia (i controlli) e si valuta come i loro stili di vita abbiano influito sull’insorgere della patologia. Si cercano cioè a quali fattori di rischio sono stati esposti le persone ammalate. In questo caso, quindi, si risale agli effetti alla causa. Si valuta una sola patologia. Con questo tipo di studio si è dimostrata la relazione tabacco e tumore al polmone.
•   STUDI TRASVERSALI o CROSS-SECTIONAL
Uno specifico gruppo viene osservato nel tempo per vedere se una sostanza od attività è responsabile di una qualche patologia. È una raccolta di dati da pazienti in un dato momento senza considerare l’esposizione o la patologia.
 
2 Studi controllati clinical trial
Gli studi clinici servono per documentare o verificare se una data sostanza (farmaco o altro) sia efficace e sicura. Spesso viene equiparata ad una sostanza di cui sono già note queste caratteristiche. I trials clinici sono parte integrante della cosiddetta scienza basata sull’evidenza. Per questi studi si devono usare metodiche standardizzate, si suddividono in studi:
• Randomizzati: i pazienti (il più possibile omogenei) sono divisi casualmente in due gruppi. Ad un gruppo verrà somministrato il farmaco attivo, all’altro gruppo verrà somministrato un placebo.
• Cieco: i soggetti dell’esperimento non sanno quale trattamento ricevono, se farmaco o placebo. In modo da non subire influenze.
• Doppio cieco: sia i soggetti, sia i ricercatori che conducono lo studio, non sono a conoscenza a quale gruppo venga somministrato la sostanza attiva. Questo per evitare che i ricercatori influenzino, anche involontariamente, le persone che ricevono le sostanze.
• Controllati: paragonare (controllare) il risultato clinico del gruppo dei pazienti che riceve il farmaco da valutare con un gruppo di pazienti che ricevono la miglior terapia disponibile al momento.
• Randomizzati, controllati, in doppio cieco: sono gli studi che offrono la migliori garanzie di valutazione.
 
3 Revisione Sistematica – Metanalisi
Si mettono insieme dati provenienti da più studi condotti in modo corretto ed omogenei, in modo da aumentare il numero dei dati a disposizione così da ridurre al minimo i possibili errori. La Metanalisi, è una combinazione quantitativa pesata dei risultati dei singoli studi. Per tutto questo, esiste una Metodologia Scientifica Standardizzata.

Le riviste importanti, prima di pubblicare uno studio scientifico, chiedono ad un gruppo di esperti di valutare se la metodologia adottata dagli autori dello studio, sia rigorosa e rispettosa dei criteri di correttezza. Questi “revisori” sono chiamati peer-review (revisione tra pari).
In seguito, i risultati dei lavori dovranno trovare conferma anche da altri studi condotti da altri ricercatori in altri laboratori o cliniche.

Per capire meglio il valore qualitativo degli studi ecco uno schema riassuntivo
Schema riassuntivo per la valutazione delle evidenze
 

Gli studi osservazionali offrono grandi quantità di dati grezzi, ma sono poco valutabili scientificamente, sono utili per avviare studi più approfonditi.
Gli studi clinici controllati e in particolare quelli controllati e randomizzati in doppio cieco, offrono garanzie per una valutazione corretta.
Le aggregazioni dei dati risultanti da questi ultimi studi, vengono chiamate Revisioni Sistemiche e Metanalisi e offrono la miglior valutazione possibile al giorno d’oggi. Questi sono criteri universalmente accettati per lo studio dei farmaci e delle sostanze ad uso medicamentoso. La più nota e importante raccolta di dati di differenti database che contengono revisioni sistematiche e lavori clinici randomizzati controllati, è la Cochrane Library.
 
Tuttavia non poche “pubblicazioni scientifiche” manifestano difetti; selezione non corretta dei pazienti in esame, basso numero dei pazienti, tempi di osservazione non congrui, presenza di fattori che possono confondere i risultati e conflitto di interessi degli autori (il più subdolo). Inoltre, l’interpretazione dei risultati di un “trial clinico” non è semplice e non bisogna cadere nelle trappole della statistica e nelle forzature di interpretazione (Pocock SJ, 2016).
Per la fitoterapia, a tutto  questo, si aggiunge una variabile importante e subdola: le piante hanno una grande variabilità nei componenti chimici e di conseguenza anche gli estratti possono presentare componenti che possono differire da lotto a lotto. Ecco che uno studio condotto dal ricercatore “A” su un estratto, ad esempio, di valeriana, i dati potrebbero non trovare conferma nello studio dal ricercatore “B” che usa sempre un estratto di valeriana, ma di altro lotto o di una pianta coltivata in terreno differente o con un clima diverso. I risultati potrebbero essere differenti. In letteratura spesso si trova scritto che “i dati sono contrastanti”. Per ovviare a questo aspetto, si dovrebbero utilizzare “estratti standardizzati”, laddove disponibili, cioè che hanno una composizione chimica sempre uguale, lotto per lotto. Purtroppo non sempre sono disponibili.
Fin qui i problemi, ma esiste la soluzione.
 
Bibliografia

Silvia Bencivelli Daniela Ovadia E’ la medicina bellezza Carrocci editore 2016

Petr Skrabanek James McCormick Follie e inganni della medicina Ed I Grilli Marsilio ed -1992

Pocock SJ, Stone GW. The Primary Outcome Is Positive – Is That Good Enough? N Engl J Med. 2016 Sep 8;375(10):971-9. doi: 10.1056/NEJMra1601511. PMID: 27602669.

Renzo Gatto